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Fratel Jihad: «Costruiamo il futuro in un Paese cambiato»

Siria

10 Apr 2018

«A Mar Musa la situazione è tranquilla e anche nella Valle dei cristiani, dove sono nato e cresciuto, non ci sono tensioni. Certo, la situazione complessiva del Paese è ancora precaria». Fratel Jihad Youssef è un monaco di Mar Musa, la comunità monastica rifondata dal gesuita padre Paolo Dall’Oglio (rapito nel 2013 e di cui non si conosce più la sorte). Queste sono le sue prime impressioni al rientro dalla Siria, dove si è recato in occasione delle festività di Pasqua.

«Si combatte ancora in alcune zone – spiega fratel Jihad -. In quelle aree gli scontri sono feroci. Le vittime sono molte, la maggior parte civili innocenti. La situazione è drammatica. Ma anche nelle zone pacificate o che non sono mai state interessate dagli scontri, la situazione non è buona». Il lavoro non c’è, i prezzi sono altissimi. Le famiglie fanno fatica a tirare avanti. «Molte famiglie sono in difficoltà – continua fratel Jihad -. Di fronte a una situazione di incertezza, molti progettano di emigrare all’estero: Europa, Nord America, Australia. Li capisco, anche se penso che molti siano ingannati da false rappresentazioni dell’Occidente. Emigrare non è facile e, anche se si riesce a espatriare, la vita all’estero non è semplice».

Negli scorsi anni il monastero di Mar Musa non è stato toccato dai combattimenti. Le attività sono però diminuite fino a cessare anche se i monaci non se ne sono mai andati. Da quasi due anni, lentamente, la vita sta tornando nell’antica struttura. Attualmente a presidiare la struttura ci sono tre monaci della comunità e due religiosi ospiti. «I flussi dei visitatori non sono tornati ai livelli pre guerra – continua – ma, soprattutto il venerdì (giorno di festa per i musulmani), molte persone, in maggioranza di fede islamica, vengono a visitare il monastero. Grandi e piccoli gruppi vengono a pregare, a meditare, a prendersi una pausa in un luogo che ispira la riflessione».

I monaci e le monache, da parte loro, hanno ripreso le attività tradizionali. Pregano e si dedicano anche a lavori manuali: agricoltura, allevamento, manutenzione della struttura. «I monaci – conclude fratel Jihad – hanno ottime relazioni sia con la comunità cristiana della vicina Nebek sia con la gente comune. Lavorano insieme ad alcuni progetti. Tra questi la collaborazione con l’ospedale locale per fornirlo di macchinari medico-sanitari più moderni, ma anche un lavoro di carattere umanitario di sostegno ai poveri, in particolare i cristiani di Nebek, e agli sfollati di Qaryatayn. La nostra zona è tranquilla. Ma il futuro è tutto da costruire. Sappiamo com’era la Siria prima della guerra. Non sappiamo ancora come sarà dopo».

Appuntamento

Gli Amici di Mar Musa, in collaborazione con il Magis, domenica 15 aprile (ore 16) a Roma, organizzato un incontro sul tema «Il discorso della montagna alla luce della tradizione giudaica». Relatore: don Massimo Grilli, docente di teologia biblica alla Gregoriana. Partecipeno: Renato Colizzi Sj, Presidente della Fondazione Magis, e fratel Jihad e suor Friederike della Comunità di Mar Musa

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