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La ricostruzione avanza

Nepal

24 Mag 2018

Sono trascorsi tre anni dalle tremende scosse di terremoto che hanno distrutto buona parte del Nepal. E, dopo tre anni, il Paese, che sembrava condannato a non rialzarsi più, ha intrapreso una nuova vita. Grazie alla tenacia dei suoi abitanti, è stata avviata la ricostruzione e la nazione che ha dato i natali al Buddha ed è stretta tra la Cina a nord e l’India al sud, si sta riprendendo.

Non era scontato. Già prima del sisma, il Nepal viveva in condizioni difficili. Dieci anni di guerra civile avevano causato migliaia di morti. Nel 2001, il principe ereditario Dipendra aveva sterminato a colpi di arma da fuoco tutta la famiglia reale durante una riunione a Katmandu. La monarchia era caduta e al suo posto sono arrivati al potere i maoisti. Nella primavera 2015 il Paese è stato scosso da due terribili terremoti che ha ucciso quasi 9mila persone, ferendone oltre 22mila e danneggiando 745 monumenti storici.

La ricostruzione è stata difficile e lenta. Grazie all’aiuto internazionale, sono stati restaurati i principali monumenti storici e così è potuto ripartire il turismo che è il volano dell’economia nepalese. «Dopo il terremoto non abbiamo avuto turisti – spiega spiega al quotidiano “la Repubblica” Yam, direttore del Planet Hotel di Baktapur, città gioiello patrimonio dell’Unesco duramente colpita -. I clienti affezionati, sono arrivati nel 2016 anche solo per darci una mano ma il turismo è ripartito nel 2017. Baktapur è venuta giù per quasi l’80%».

Lentamente sono riprese anche le normali attività economiche e sociali. La ricostruzione delle scuole, delle strade e degli uffici pubblici è stata particolarmente complessa a causa della conformazione del territorio che è prevalentemente montuoso.

All’opera di rinascita hanno partecipato molte organizzazioni internazionali e locali. Tra queste anche il Nepal Jesuit Social Institute (Njsi), il centro sociale dei gesuiti nepalesi. Dopo la prima fase di emergenza, nella quale hanno portato aiuti immediati (acqua, cibo, coperte, lamiere per i primi ripari, ecc.), i gesuiti hanno varato un piano per sostenere la ricostruzione finanziando la riapertura delle scuole, la costruzione di strade, la ristrutturazione di edifici pubblici e di uso comunitario. Hanno anche fornito materiale scolastico ai ragazzi, hanno organizzato corsi professionali per giovani e, in particolare, per le donne, hanno offerto sostegno ai disabili. Il Njsi ha concentrato i suoi sforzi soprattutto nelle aree montuose, quelle più disagiate e difficili da raggiungere.

In questa attività, i religiosi nepalesi sono stati aiutati dallo Xavier Network, la rete delle ong dei gesuiti (della quale anche il Magis fa parte). Uno sforzo che continua e che ha bisogno del tuo aiuto. Vuoi darci una mano? Dona ora.

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