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Madagascar

La peste dilaga. Gesuiti in aiuto alla popolazione

Madagascar

18 Ott 2017

L’abbiamo relegata nell’angolo più buio e lontano della storia europea. Come se non esistesse più. Come se fosse un ricordo che difficilmente può tornare. E invece la peste è tornata. Non in Europa e neppure negli Stati Uniti, ma in Madagascar. Da alcune settimane, nell’Isola Rossa si è scatenata un’epidemia che ha colpito 805 persone e ha causato la morte di almeno 76 (ma il bilancio è provvisorio). Si tratta di peste polmonare, la forma più preoccupante perché si trasmette da persona a persona per via aerea, attraverso tosse e starnuti di persone infette. Deriva dallo stesso batterio, ma si sviluppa quando una persona con peste bubbonica non viene curata, e l’infezione si diffonde ai polmoni.

Il primo caso identificato del nuovo focalaio è stato un uomo di 31 anni, che aveva sintomi simili a quelli della malaria e che aveva compiuto un viaggio da un’area rurale del Paese fino alla capitale Antananarivo. È morto il 27 agosto e nelle settimane seguenti sono stati rilevati diversi casi di peste lungo il tragitto che aveva seguito per raggiungere la città.

Il picco è stato registrato ad Antananarivo, dove è stata disposta la chiusura delle scuole e la cancellazione di alcuni eventi pubblici, per evitare grandi assembramenti di persone che fanno aumentare il rischio di contagio. L’epidemia interessa ormai 20 distretti in 10 regioni e sta continuando a estendersi velocemente. Come per il caso di ebola, l’epidemia sarebbe stata favorita dalla povertà e dalle precarie condizioni igieniche in cui versano le zone più remote del Paese, in cui la popolazione vive a stretto contatto con i roditori selvatici e spesso se ne ciba. La superstizione e la difficoltà di raggiungere le aree colpite, insieme alla mancanza di risorse economiche e alla frammentazione delle strutture sanitarie, avrebbero aggravato il quadro.

L’Organizzazione mondiale della sanità è stata informata sulla situazione alla fine di settembre, dopo che era stata segnalata la morte di una donna di 47 anni in uno degli ospedali di Antananarivo. Il rischio di contagio, secondo l’organizzazione internazionale, è alto a livello nazionale mentre è classificato come moderato per le aree geografiche intorno al Madagascar. L’Oms non ritiene che per ora ci siano rischi consistenti a livello internazionale, ma la situazione è tenuta sotto controllo e le valutazioni del rischio potrebbero cambiare nei prossimi giorni. L’organizzazione ha inviato 1,2 milioni di dosi di antibiotici: se trattata per tempo con questi farmaci, la peste polmonare può essere curata con relativa facilità. È stato inoltre disposto un fondo di emergenza da 1,5 milioni di dollari ed è in programma l’invio di altri farmaci.

Anche la Provincia gesuitica del Madagascar si è attivata per acquistare il materiale necessario (farmaci, disinfettanti, ecc.). Molto attivo su questo fronte è padre Elio Sciucchetti, insieme ad altri padri missionari italiani. Vuoi sostenere il loro sforzo? Clicca qui  (causale «Peste in Madagascar»)

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