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serra in kenya

Verso la sicurezza alimentare

Kenya

31 Mag 2018

In Kenya, il progetto sulla sicurezza alimentare nelle contee di Isiolo, Garissa, Kissi e Kakamega fa passi avanti. Finanziato dalla Conferenza episcopale italiana e portato avanti dalla Fondazione Magis e dall’Hekimani Center, il progetto intende promuovere il diritto al cibo e l’equilibrio ambientale attraverso azioni comunitarie che riducano le cause di carestia e di povertà estrema. Si opera su due piani: l’advocacy e gli interventi sul campo.

Sul piano dell’advocacy, i risultati sono ottimi. I gesuiti locali, assistiti dagli operatori del Magis, hanno portato avanti cinque corsi (due a Kakamega, due a Kisii e uno a Garissa) ai quali hanno partecipato una trentina di persone. Ai partecipanti sono stati spiegati i diritti e le opportunità offerte dalla legge e dalle istituzioni e sono state presentate le più avanzate tecniche di coltivazione. Al termine, tre persone hanno presentato progetti alle contee per poter accedere ai fondi per i piccoli agricoltori. Sette contadini hanno differenziato le loro produzioni agricole (non solo mais, ma anche canna da zucchero, patate, patate dolci, ecc.). Undici hanno realizzato orti famigliari per poter disporre di cibo più vario (cavoli, cipolle, manago, cow pees, ecc.).

Buoni risultati sono stati ottenuti anche nella costruzione di serre e granai. Il progetto prevedeva la realizzazione di quattro serre. A causa dell’instabilità che ha caratterizzato il Paese nel 2017 (legata alle elezioni politiche), ne sono state realizzate solamente due che però sono ampiamente sfruttate dalla popolazione locale.La pacificazione nazionale avviata con la stretta di mano tra il presidente Uhuru Kenyatta e il suo avversario Raila Odina, sta offrendo maggiore stabilità e, con essa, la possibilità di concludere l’opera costruendo due nuove serre a Garissa e Isiolo.

Per quanto riguarda i granai, ne sono stati costruiti due in ferrocemento. Si tratta di silos leggeri, robusti e igienici. Questi, e altri che verranno realizzati in futuro, serviranno non solo a conservare con maggiore efficienza i prodotti agricoli, ma anche a calmierare i prezzi in caso di siccità e di carenza alimentare.

«Il progetto non è ancora concluso – spiega Lorenzo Fontana, operatore del Magis -. A oggi abbiamo realizzato il 66% delle attività previste. L’obiettivo è di portare a termine le nostre attività, ma anche renderle sostenibili nel tempo. Ci lavoreremo in questi mesi affinché le popolazioni locali, pur contando sempre sul nostro sostegno, possano diventare autonome».

 

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