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I quadri di Idriss Bakay in mostra fino al 14 ottobre

Italia

02 Ott 2017

La mostra «Idriss Bakay, un artista rurale», inaugurata il 23 settembre, si terrà fino al 14 ottobre, invece che fino al 7 come inizialmente previsto, all’Art Gallery Bar a Roma (via dei Coronari 85). Nata dalla collaborazione tra la Fondazione Magis e il Collettivo degli artisti oltre i confini, la mostra esporrà alcune tele dell’artista ciadiano.

Idriss Bakay, poco conosciuto in Italia, ma molto famoso in patria, ha dato voce e immagine al suo Paese. Nato verso la fine degli anni Settanta (allora non c’era anagrafe), ha frequentato la scuola elementare di Baro. I programmi scolastici non prevedevano l’attività di disegno, ma lui, per passione, faceva schizzi su fogli di carta. Dopo la quinta elementare, non avendo risorse per continuare gli studi, si è trasferito a Ndjamena, la capitale del suo Paese.

Per anni ha lavorato come manovale, tentando anche di sfondare nel mondo della boxe, ma senza mai smettere di disegnare. Poi appendeva i suoi schizzi ai muri di casa. Finché, un giorno, il direttore della scuola ha visto un suo disegno e lo ha proposto al concorso per la scuola d’arte. Vinto il concorso e iniziò a frequentare le lezioni d’arte dove, però, si ritrova nella sezione scultura. Uscito col diploma non si interessa di scultura, ma continua a disegnare e si guadagna la vita facendo ritratti.

Rientrato al villaggio per fare il contadino, nel 2001 e gli viene chiesto di realizzare i dipinti sulla storia sacra nella chiesa di Baro. Nonostante sia musulmano, realizza i suoi primi dipinti descrittivi senza copiare da alcun modello. In seguito, realizza la serie di dipinti che ornano la cattedrale di Mongo e che sono molto ammirati.

Morto alcuni mesi fa, le sue opere continuano a parlare per lui e della sua amicizia con i gesuiti e il Magis. Lo scorso anno, la nostra fondazione aveva lanciato una rilettura di una sua opera che era stata portata a termine da un gruppo di artisti di Roma.

Le cinque tele esposte Art Gallery Bar sono a disposizione per raccogliere fondi da devolvere alla comunità di Mongo, dove opera il missionario gesuita padre Franco Martellozzo con diversi progetti e, in particolare, quello degli orti e dei pozzi comunitari.

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