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Rotelli

Padre Rotelli: «Il Magis ha incarnato un’idea nuova di missione»

Italia

09 Feb 2018

Padre Giangiacomo Rotelli lei è stato Provinciale d’Italia dal 1990 al 1996. In quella posizione ha seguito i primi passi del Magis. Prima della nascita della Fondazione, com’era strutturata l’assistenza e il sostegno ai missionari?
In massima parte il servizio di assistenza e sostegno ai missionari era curato dalle Procure delle Missioni, che raccoglievano il denaro destinato a ogni singolo missionario proveniente dai territori di cui quella singola Procura si occupava (cioè anticamente dalle Province d’origine), promuoveva iniziative per raccogliere fondi, curava le relazioni con i benefattori, faceva visita spesso ai famigliari dei missionari, visitava periodicamente i missionari nelle terre «di missione», promuoveva la missionarietà nelle nostre chiese e in altre parrocchie e copriva le spese dei missionari che rientravano in Italia per cure, visite ai familiari, raccolta diretta di fondi.

Perché si decise di creare una Ong?
Quando divenni Provinciale d’Italia c’erano quattro Procure. L’Italia era già suddivisa in 3 Regioni (invece di 5), ma al Sud erano ancora attive le Procure di Napoli e di Palermo. Esistevano anche altri gruppi che sostenevano a vario titolo progetti specifici di missionari o esprimevano sensibilità per i Paesi poveri, come il Gruppo India di padre Pesce e dei laici suoi amici, in primis attraverso le adozioni a distanza, ma anche sostenendo le richieste dei missionari della Compagnia. Le motivazioni per la costituzione del Magis furono soprattutto tre: 1) dare vita a un’organizzazione giuridicamente riconosciuta che offrisse trasparenza circa l’invio di denaro all’estero (anche in misura ingente); 2) mettere ordine negli invii, perché i Provinciali locali fossero informati su quanto denaro i missionari italiani nella loro Provincia ricevevano; 3) presentare all’esterno un’istituzione giuridicamente riconosciuta e con il marchio dei gesuiti per chiedere finanziamenti a persone o enti pubblici o privati a favore di progetti in Paesi in via di sviluppo.

Quali linee ideali ispirarono la nascita del Magis?
Promuovere in maniera aggiornata la missione. In particolare, fu di quegli anni il concomitante rilancio della Lega missionaria studenti con l’avvicendamento di padre Sironi (grande animatore per moltissimi anni) con padre Nevola. Ma anche dare appoggio fraterno ai missionari con il sostegno tecnico e giuridico ai progetti che essi presentavano alle istituzioni (in particolare alla Cei), così che sentissero la Provincia d’origine vicino a loro, in qualche modo partner e potenziatrice del loro lavoro apostolico. Infine costituire un organismo che esprimesse l’attenzione e l’impegno della Provincia tutta per i Paesi in via di sviluppo.

Su quali linee operative si doveva muovere la neonata Ong? E quali rapporti doveva avere con le vecchie Procure delle missioni?
Le Procure, insieme agli altri gruppi missionari, dovevano essere parte costitutiva del Magis. In esso, le Procure dovevano confluire progressivamente fino a sparire, man mano che il Magis ne assumeva funzioni.

Quale reazione suscitò nei missionari la nascita del Magis?
Non ho elementi per dire quale sia stata la reazione prevalente. Certamente ci fu chi vide un passo avanti e un potenziamento dell’impegno della Provincia verso i Paesi «di missione» in un tempo in cui era ormai chiaro che sempre di meno sarebbe stato possibile l’invio di uomini. Ci furono certamente anche missionari che videro nel Magis la messa in opera di uno strumento di controllo sul denaro che singolarmente a loro era destinato da parenti, amici e benefattori e su questo denaro il Magis tratteneva una percentuale (pur minima) per il sostegno della struttura. Il passaggio, anche solo informativo, attraverso i Provinciali locali era visto in alcuni casi come riduzione della «libertà di manovra» sul denaro destinato appunto a loro e ai loro progetti.

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