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Padre Colizzi: «Lo scandalo Oxfam? Non possiamo fare di tutt’erba un fascio»

Italia

05 Mar 2018

Padre Renato Colizzi, la Ong britannica Oxfam è stata colpita da un grave scandalo di matrice sessuale che ha gettato ombre su tutto la cooperazione internazionale. Le motivazioni ideali del movimento sono definitivamente messe in crisi? C’è qualcosa da salvare?
Indubbiamente la gravità dei casi e l’inadeguatezza con cui l’organizzazione ha reagito devono portare a giuste condanne di chi ha commesso le azioni e ad assunzioni di responsabilità da parte dei vertici dell’organizzazione per mancanza di trasparenza e tempestività nell’intervenire. Si tratta comunque di eccezioni, da punire severamente, ma non si può mettere in discussione o inficiare l’opera di migliaia di organizzazioni che da decenni operano nei «sotterranei della storia», luoghi di sofferenza e di privazione dei più elementari diritti umani, in Paesi disastrati, salvando milioni di nostri fratelli.

Le giuste reazioni dovranno perciò fare attenzione a non fare di tutt’erba un fascio…
Senza questa attenzione coloro che verrebbero danneggiati sarebbero ancora una volta chi beneficia degli aiuti di Ong e dunque le stesse vittime degli scandali in questione. Teniamo conto che in contesti drammatici e difficili, guerre, catastrofi naturali, carestie l’intervento di queste organizzazioni, è fondamentale. L’intervento deve essere immediato e spesso avviene in Paesi dove lo Stato è inesistente o non ha mezzi e know how. Le popolazioni vi soffrono una mancanza di diritti e risorse che li espone continuamente ad aggressioni di qualunque tipo a opera sia dei contingenti di eserciti ribelli sia dalle forze militari governative, a volte anche dai caschi blu e ora scopriamo, ahimè, anche da personale umanitario. Dalla sfera della dignità della persona a quello dei diritti politici milioni di persone sono davvero alla mercé del più forte e del più violento. In questo contesto c’è da chiedersi se il taglio drastico dei fondi a Oxfam gioverà ai diritti degli indifesi. Una giusta indignazione senza discernimento rischia di colpire le vittime.

Oxfam è una organizzazione di grandi dimensioni in cui i controlli sull’azione di volontari e operatori, forse, diventano difficili. È preferibile avere molte Ong di piccole dimensioni? Oppure a suo parere queste grandi organizzazioni svolgono ancora un ruolo importante? Quale rapporto possono avere con strutture di piccole e medie dimensioni?
Oxfam, come altre Ong di grandi dimensioni, se da un lato gestiscono bilanci multimilionari e numerosi programmi di aiuto, dall’altro sono strutture fragili in quanto dipendono, in particolare, da fondi pubblici e il sostegno da parte dei privati è sempre più attento ai costi di gestione ed esigente nel senso della massima trasparenza. Di contro, c’è il limite che questi colossi della solidarietà spesso non hanno radici e legami stretti con i territori di provenienza, sono una sorta di multinazionali della solidarietà che si attivano laddove scoppia una crisi umanitaria. Il Magis invece è una piccola realtà che non ha personale espatriato e collabora direttamente con le realtà locali, attraverso le comunità dei gesuiti, presenti in quel Paese a volte da decenni. Inoltre, la struttura in Italia è composta da poche unità. I nostri progetti non cominciano con grandi investimenti ma con microprogetti frutto di un dialogo e una conoscenza graduale con il lavoro gesuiti in loco. Per questo andiamo a visitarli per conoscere la realtà dove operano e da quali sfide apostoliche si sentono interpellati di più. Così è successo per il Kenya durante la siccità del 2011 e del 2017, così in Sud Sudan lo scorso luglio, o più recentemente in Ciad o in India. Sono i gesuiti in loco a impostare delle strategie di intervento per aiutare la gente a uscire da situazioni di fame, conflitto, analfabetismo. Inoltre lavorando nel campo dell’educazione, i gesuiti cercano di sviluppare programmi di formazione per aiutare i giovani, i leader di domani, a diventare protagonisti di processi trasformazione della società, in particolare nella lotta alla corruzione e alla violenza. Sono questi i due fattori endogeni che più frenano lo sviluppo economico e sociale di un Paese.
Le Ong di grandi dimensioni rimangono quindi indispensabili e hanno una missione assai diversa da quelle delle organizzazione come la nostra. Le grandi Ong possono costruire strade, ospedali, scuole, laddove lo Stato è assente, noi invece lavoriamo in collaborazione con parrocchie, scuole, centri culturali, ospedali rurali per attivare processi di trasformazione dal basso, rafforzando una cittadinanza attiva e cosciente dei propri diritti. Entrambi gli approcci sono importanti per lo sviluppo di una società e di un popolo, e tra di loro questi approcci devono entrare in sinergia.

Quali valori ispirano l’azione del Magis?
Paolo VI diceva nell’enciclica «Popolorum Progressio» che lo sviluppo è il nuovo nome della pace. La nostra mission è quella di aiutare le comunità locali a diventare protagonisti di questo cammino verso uno sviluppo sostenibile ed integrale, in ascolto del grido dei poveri e della Terra, la nostra casa comune come dice papa Francesco nella «Laudato Si’». I Paesi del Nord e quelli del Sud del mondo hanno infatti un destino comune, possiamo scegliere tra un futuro di rapina reciproca e di competizione violenta, oppure un mondo casa-comune dove si sceglie la solidarietà globale e si vive la convivialità fra le culture e le religioni. Nello stesso tempo questi grandi orizzonti di riferimento non bastano. C’è bisogno di grande attenzione alla trasparenza ed efficienza con cui i fondi sono spesi, una continua verifica e valutazione dell’impatto dei nostri progetti. Sono tutte cose che necessitano di un grande sforzo organizzativo, quello sforzo che rischia di essere vanificato da questa ondata di scandali che sta investendo le Ong.

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