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baobab

Topi, parassiti e poca acqua non fermano il vivaio di padre Serge

Ciad

28 Feb 2018

La notizia buona è che i giovani alberi crescono, ma farli crescere è stato un bell’impegno. Il bilancio del 2017 dell’Arboretum Frere Apollinaire è positivo, la fatica per riuscire a portare avanti il lavoro di questo vivaio in Ciad non è però stato dei più semplici.

A raccontare un anno costellato di tante piccole e grandi difficoltà è padre Serge Semur, gesuita, anima del progetto. «La stagione delle piogge 2017 – racconta – si è interrotta bruscamente verso la metà di settembre. Troppo presto per un buon risultato della produzione agricola, ma abbastanza per trasformare l’arboreto in una jungla. Siamo quindi stati costretti a sradicare gli arbusti selvatici che sono nati nel frattempo e ad aprire nuovi sentieri per poter camminare nell’arboreto. I carrubi e le giuggiole avevano invaso tutto».

Non fossero bastate le piante infestanti, il vivaio ha dovuto fare fronte alla minaccia degli animali. «Come ogni anno – continua padre Serge -, durante la stagione delle piogge i roditori si moltiplicano e attaccano le giovani piante. Lo stesso fanno gufi, aironi, manguste, serpenti. Così abbiamo deciso di creare barriere per impedirne o, quanto meno, limitarne la minaccia. Anche per difendere la Federazione delle banche dei cereali del Guèra che ha sede proprio nel vivaio».

Nel 2017 è continuata ancora l’attività di sperimentazione. In questo contesto, una menzione speciale va al baobab (Adansonia digitata). Può sembrare strano, ma il baobab non appartiene alla flora del Ciad. Condizioni geografiche hanno fatto sì che, nei secoli, questa specie non sia mai arrivata. «Il clima e il suolo del Ciad, tuttavia, offrono ciò che è utile al baobab per crescere e diffondersi – continua padre Serge -. Il baobab è una pianta molto apprezzata per le sue foglie che sono commestibili e per i suoi frutti. Inoltre può vivere secoli. Potrebbe essere una soluzione a tanti problemi. L’abbiamo piantato adesso vedremo come può crescere!».

Un’altro esperimento è quello dell’acacia. Purtroppo non ancora andato a buon fine. «Abbiamo provato per tre volte a piantare l’acacia – osserva padre Serge -, purtroppo non abbiamo avuto successo. Ci riproveremo perché questo arbusto, molto spinoso, è apprezzato per combattere varie infezioni microbiche. Manteniamo la speranza, una pianta è presente nella scuola materna».

Il vivaio ha avuto qualche problema con il sistema idrico. L’irrigazione a goccia è stata interrotta a causa degli attacchi di topi ai tubi e per le differenze esigenze di acqua delle piante. «Gli alberi sono piantati in linea, ma sono mescolati – racconta -. Alcuni hanno più bisogno di acqua, altri meno. Per esempio, una sfortunata acacia che, secondo il vecchio detto, non assorbe una goccia d’acqua nella stagione secca, si è seccata. Tuttavia l’installazione dell’elettropompa, immersa nel pozzo, ci aiuta parecchio. La vasca si riempie facilmente e, con gli annaffiatoi, il giardiniere Fadoul porta l’acqua dove serve».

Pur tra mille difficoltà, il vivaio continua il suo lavoro di tutela della biodiversità e di formazione dei giovani e delle donne. Un ruolo sempre più importante e riconosciuto dalle popolazioni locali. «Come esprimere la mia gratitudine agli amici e ai benefattori? – osserva pare Serge -. Senza il loro generoso aiuto l’arboreto non ci sarebbe! Grazie ancora per tutto».

Attraverso il Magis è possibile aiutare il vivaio di padre Serge. Come? Clicca qui per scoprirlo

 

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