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Charles Lwanga a Sarh

Liceo Charles Lwanga, più di una scuola

Ciad

06 Ott 2017

Il collegio Charles Lwanga a Sarh (Ciad) è più di una scuola. Oltre alle normali lezioni, i 1.500 studenti (suddivisi in 25 classi) sono seguiti dai gesuiti nella loro vita quotidiana e nelle loro esigenze personali. «Come religiosi – spiega in una lettera inviata al Magis, padre Corrado Corti, gesuita italiano, missionario da anni in Ciad – siamo molto attenti alla dimensione umana dei ragazzi. Io collaboro con il padre spirituale della scuola. Accolgo gli studenti, distribuisco e raccolgo i libri o i documenti che interessano loro, preparo la messa del giovedì che è animata dalla corale degli allievi».

All’interno della scuola è molto forte anche la dimensione solidale. Anni fa, i gesuiti hanno creato Tarira, un associazione di allievi che lavora per creare contatti di amicizia e solidarietà con la comunità locale e, in particolare, con le persone più fragili o in difficoltà. In questo contesto lavora anche il gruppo allievi che provengono da fuori Sarh. «Questi ragazzi – continua padre Corti – vivono nel pensionato Saint Irénée. Spesso però provengono da famiglie disagiate che non riescono a pagare le rette. Per questo motivo, i gesuiti li aiutano, sostenendo le spese scolastiche». Padre Corti fa loro visita ogni domenica, parla con loro e li aiuta a risolvere i piccoli e grandi problemi quotidiani.

I risultati sono stati sorprendenti. Molti di questi giovani hanno ottenuto risultati scolastici importanti. Alcuni di essi, diplomati negli anni scorsi, sono poi diventati ingegneri o medici. «Il problema – osserva padre Corti – è che anche l’università ha costi elevati. Un anno in una buona facoltà di medicina costa un milione di franchi Cfa (1500 euro) che è una cifra molto elevata per i ciadiani. Per questo motivo, spesso interrompono gli studi».

Padre Corrado collabora anche all’insegnamento religioso. «Non è il tradizionale catechismo – spiega – ma lezioni sul senso religioso e sulle diverse fedi alle quali partecipano tutti gli studenti. Molti di essi non sono cattolici, ma protestanti (30%) o musulmani (15%). Noi ci rivolgiamo a tutti, cercando di coinvolgerli e di far comprendere loro l’importanza della dimensione spirituale».

 

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