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Brasile

«Un Paese che non reagisce più»

Brasile

12 Feb 2018

di Bruno Schizzerotto sj

Tra qualche mese completo 45 anni di attività in Brasile: una vita intera messa a servizio di questo grande Paese che è un continente. Quasi mezzo secolo di storia che non si può ridurre a poche righe. Molte cose sono cambiate, molte fasi sono passate in questi decenni. Cambiamenti in tutti i sensi: sociale, politico, religioso, culturale… Non intendo fare una analisi socio-politica, ma voglio solo presentare alcune impressioni personali a partire dall’impegno apostolico svolto in Brasile.

Una vita al servizio della Chiesa brasiliana
La mia attività missionaria si è svolta in luoghi differenti, anche se normalmente in centri popolati come Cachoeiro de Itapemirim nello Stato dello Spirito Santo, Feira de Santana nella Bahia, Marabá e Santarém nel Pará, o nelle grandi capitali, come Salvador, Belém e Manaus.

Il mio impegno è iniziato a a Cachoerio de Itapemirim con i giovani. L’obiettivo era preparare laici e laiche che vivessere il loro impegno di essere «sale della terra e luce del mondo». Sono nate vocazioni diverse, sia alla vita matrimoniale sia alla vita sacerdotale e religiosa. Così ho accompagnato alcuni giovani che volevano seguire i passi di Sant’Ignazio di Loyola, inizialmente come aiutante e dopo come maestro dei novizi. Dopo questa esperienza centrata sulla formazione, ho assunto l’incarico di parroco a Marabá, dove ho lavorato per tre periodi distinti nello spazio di una decina di anni.

Da qui il passo a superiore del distretto dei gesuiti dell’Amazzonia, con l’impegno di accompagnare e animare i gesuiti a servizio dei più poveri e bisognosi, come gli indigeni, i pescatori dei fiumi e gli abbandonati nella periferia di città come Manaus. Un lavoro complesso, con poche forze e mezzi limitati, in una regione immensa con grandi diffficoltà di comunicazione.

Tra le altre cose che mi hanno occupato in questi anni posso menzionare l’impegno nel campo della spiritualità, con corsi e ritiri a laici e religiosi sia a Manaus sia in altre città del nord. In questi ultimi due anni ho aiutato il parroco di Santarém con visite a malati e anziani e da tre mesi qui a União do Norte nel Mato Grosso a servizio di una parrocchia vastissima con numerose comunità lontane. Sono una ventina di comunità che ho visitato in questo periodo: ogni sera c’è la celebrazione eucaristica verso le 19 di sera, già al buio. Le strade sono pessime, con buche e fango in questo periodo delle piogge. Durante la siccità ci sarà molta polvere, che è ancora più sgradevole.

Un Paese che cambia
Quando sono arrivato in Brasile era il tempo della dittatura. Da alcuni anni viviamo in un regime democratico, anche se non ancora strutturato. Abbiamo avuto momenti felici soprattutto quando Luís Inácio Lula da Silva è stato eletto presidente della Repubblica ed è poi stato sostituito da Dilma Rousseff. Con la Costituzione del 1988 sono stati assicurati molti diritti fondamentali alle classi più povere. Adesso però stiamo assistendo a una campagna denigratoria di Lula che, essendo stato condannato in seconda istanza, non potrà più ricandidarsi. Tutto ciò è frutto di una manovra delle élite che non vogliono più al potere.

Ultimamente stanno ritornando alcune malattie già debellate, come la febbre gialla. La povertà sta aumentando e c’è molta disoccupazione. Le famiglie che godevano di un aiuto familiare hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Programmi sociali rivolti alle popolazioni più bisognose, come i contributi per l’educazione e la salute, sono stati ridotti. Si prospetta un periodo difficile per le classe più povera. Alcune leggi approvate dal governo (come come quella sul lavoro) o in attesa di approvazione (come quella della previdenza sociale), stanno penalizzando i lavoratori.

Un problema cronico più evidente da qualche anno è la corruzione politica diffusa. Il denaro destinato alla società viene «deviato» dai nostri politici. Per avere un’idea, dove mi trovo adesso, la strada non è asfaltata perchè il denaro destinato alla pavimentazione è sparito nelle mani dell’ex governatore. Ma, sia chiaro, sulla carta la strada è già stata asfaltata e non è l’unico caso! Purtroppo la popolazione non reagisce più, a differenza di altri tempi quando andava in piazza o per le strade protestando e reclamando.

Mi domando: forse abbiamo perso la fiducia di un cambiamento? Dove sono i giovani? Sono loro i primi interessati perchè si tratta del loro futuro. Speriamo in un mondo migliore, con la grazia di Dio.

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