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Continente sempre meno affamato, anche se…

Africa

12 Ott 2017

La lotta contro la fame sta facendo grandi progressi. Ma non ovunque. Ad affermarlo è l’Indice della fame globale, un rapporto redatto dall’Ong Concern, dall’International Food Policy Research Institute e Welthungerhilfe presentato ieri a Roma. L’indice si basa sui livelli di fame nella popolazione, sui tassi di spreco e sul numero di morti tra i bambini sotto i cinque anni di età.

Secondo il rapporto, la popolazione denutrita è calata dal 18,2% del 2000 al 13% del 2016. I bambini, che nel 2000 rappresentavano il 37,7% della popolazione affamata, oggi sono il 27,8. La mortalità infantile si è addirittura dimezzata, passando dall’8,2% al 4,7%. L’indagine ha messo in evidenza come 14 Paesi (tra i quali Senegal, Azerbaigian, Perù, Panama, Brasile e Cina) hanno fatto significativi miglioramenti dal 2000.

Se queste sono le notizie positive, gli analisti mettono in evidenza come la metà dei 119 Paesi abbia sofferto di livelli di fame «seri», «allarmanti» o «estremamente allarmanti» tra il 2012 e il 2016. I casi più drammatici sono nel continente africano: Repubblica Centrafricana, Ciad, Sierra Leone, Madagascar e Zambia. In questi Paesi circa la metà della popolazione non ha cibo e la fame è la causa di quasi la metà dei decessi dei bambini con meno di cinque anni.

I rapporti delle Nazioni Unite confermano questa tendenza. Secondo l’Onu infatti il mese scorso i livelli globali di fame sono aumentati per la prima volta da un decennio, attualmente colpiscono l’11% della popolazione mondiale (815 milioni di persone) soprattutto nel continente africano.

La guerra civile ha causato una vasta carestia nel Sud Sudan, ma sono stati colpiti anche la Nigeria e la Somalia. In Nigeria la carenza alimentare è legata all’insurrezione islamista di Boko Haram che da otto anni sta colpendo soprattutto il nord-est provocando milioni di morti e impedendo la coltivazione dei campi e le normali attività artigianali. Non molto diversa la situazione della Somalia nella quale la guerra civile in corso dal 1991 ha messo in ginocchio l’economia locale.

Il Magis è molto impegnato sul fronte della sicurezza alimentare. In Ciad, in collaborazione con il vicariato apostolico di Mongo, ha lanciato un progetto per la creazione di orti che garantiscano ortaggi freschi alle famiglie per aumentare il valore nutritivo della loro dieta. In Togo, nel Centre Espérance Loyola, viene offerta assistenza nutrizionale ai malati di Hiv-Aids. Nella Repubblica centrafricana, la nostra fondazione, insieme alle Cvx locali, aiuta i ragazzi in età scolare a proseguire gli studi e li assistite e li segue anche a casa. Infine in Kenya, di fronte alla preoccupante carestia che ha colpito il Paese, il Magis ha sostenuto il progetto dell’Hakimani Center per portare cibo (ma anche indumenti e medicinali) alle popolazioni maggiormente colpite.

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