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Giornata mondiale Aids, il nostro impegno in Africa

Africa

30 Nov 2017

L’Hiv-Aids continua a essere un’emergenza, anche se in Europa se ne parla sempre meno. A essere particolarmente colpita è sempre l’Africa, continente che, negli anni, ha subito l’impatto maggiore della diffusione del virus. Il Magis è impegnato proprio nel continente con propri progetti per aiutare le persone colpite. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quale impatto ha questa patologia.

Le statistiche
Secondo i dati dell’UnAids, l’agenzia Onu che studia il virus, si stima che, nel 2016, 36,7 milioni di persone vivessero con l’Hiv-Aids (compresi 1,8 milioni di bambini). Circa il 30% di queste stesse persone non sa di avere il virus e ciò ne favorisce la trasmissione. Dall’inizio dell’epidemia, circa 78 milioni di persone sono state contagiate e 35 milioni di persone sono morte a causa di malattie legate all’Aids e, nel solo 2016, un milione di persone è morto di malattie correlate al virus. La stragrande maggioranza delle persone che vivono con l’Hiv si trova in Paesi a basso e medio reddito, con una stima di 25,5 milioni di persone che vivono nell’Africa subsahariana. Tra questo gruppo, 19,4 milioni vivono nell’Africa orientale e meridionale, che ha visto il 44% delle nuove infezioni da Hiv a livello mondiale nel 2016.

I progetti
In questo contesto, il Magis ha attivato due progetti, uno in Togo, l’altro nella Repubblica centrafricana. In Togo, la nostra fondazione lavora in collaborazione con il Centro Esperance Loyola, una struttura nata nel 2004 da un’intuizione di padre Agide Galli, gesuita missionario italiano. Il Cel lavora su più piani: prevenzione delle infezioni da Hiv per giovani, donne e famiglie; cura e accompagnamento spirituale, psicosociale e nutrizionale per persone affette dal virus e per le loro famiglie (incluso il supporto medico alle persone affette che sono disoccupate, senza risorse e sostegno per l’educazione dei figli); formazione e rafforzamento delle capacità dei familiari degli malati; advocacy per i diritti delle persone sieropositive, la ricerca e la sensibilizzazione sui problemi etici e pastorali legate alla pandemia; sostegno economico delle persone affette da Hiv. A partire dal maggio 2015, il Magis ha deciso di lavorare proprio sul sostegno economico che il Cel offre alle persone malate. In concreto, il Magis offre credito a donne sieropositive e sostiene la loro formazione. Grazie a questi fondi, una sessantina di donne stanno dando vita a microimprese generatrici di reddito.
Nella Repubblica centrafricana, il Magis collabora con il centro educativo dei gesuiti (Ciee, Centre d’Information d’Education et d’Ecoute du Centre Catholique Universitaire), una struttura gestita dai padri gesuiti a Bangui. Attraverso il progetto saranno formati 173 giovani il cui compito sarà quello di sensibilizzare altri 500 giovani sulle tematiche dell’Hiv-Aids. Nel dettaglio, saranno organizzati corsi di formazione «pair-educateurs»; corsi di formazione all’accompagnamento psico-sociale; corsi di formazione alla sessualità; corsi di informatica; corsi di formazione spirituale. Verranno poi curate due conferenze, sarà animata la giornata mondiale contro l’Hiv, saranno prodotti e distribuiti giornale d’informazione e verrà supervisionato il lavoro dei Clubs Infos Santé presso le Università.

La rete dei gesuiti
Il Magis non lavora da solo, ma collabora e sostiene Ajan, il network della Compagnia di Gesù nato per contrastare la diffusione del virus. Ajan si sforza di sviluppare le migliori pratiche e di aiutare nello sviluppo di nuovi programmi per il sollievo di coloro che sono afflitti, le loro famiglie, le vedove e gli orfani e le comunità che continuano a soffrire di questa pandemia in corso. Ajan assiste i centri per l’Aids che esistono in tutte e dieci le regioni e le province dei gesuiti nell’Africa sub-sahariana, inclusa la difesa, lo sviluppo delle capacità e la mobilitazione delle risorse. I servizi offerti comprendono consulenza pastorale, assistenza domiciliare, attività generatrici di reddito e supporto educativo, medico e nutrizionale. Gli sforzi includono anche un’educazione completa basata sul valore, la limitazione della trasmissione da madre a figlio e servizi di test soprattutto tra i giovani. E ciò in linea con quanto affermato dal sinodo dei vescovi africani che hanno dichiarato che l’Aids: «Non è da considerare né come un problema medico-farmaceutico, né come una questione di un cambiamento nel comportamento umano. È veramente una questione di sviluppo integrale e giustizia».

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