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«Ospedali di N’Djamena e Goundi, servono medicine»

Ciad

05 Ott 2017

Gli ospedali dei gesuiti di N’Djamena e Goundi (Ciad) hanno bisogno di aiuto. Servono fondi per acquistare i farmaci. Le strutture da sole non ce la fanno a sostenere la spesa delle medicine che, negli ultimi mesi, è cresciuta. L’emergenza è diventata pressante. Ne abbiamo parlato con Harris Tombi, gesuita che lavora all’ospedale Le Bon Samaritain di N’Djamena.

Qual è la situazione sanitaria in Ciad?
È abbastanza caotica. Dalla fine di ottobre 2016 fino all’inizio del 2017, i funzionari pubblici non hanno ricevuto gli stipendi. La maggior parte del personale degli ospedali ha proclamato gli scioperi. Il nostro ospedale, che è privato, è stato per lungo tempo l’unico ospedale della capitale a funzionare. Così i cittadini venivano da noi a farsi curare. Noi abbiamo ricevuto dal ministero della Salute sovvenzioni per i farmaci per l’ospedale di N’Djamena e per il centri legati all’ospedale di Goundi. In più ci hanno inviato personale pubblico per aiutarci. Si è trattato di gesti generosi, ma poi non abbiamo ricevuto più aiuti dal governo. Abbiamo chiesto che ci venisse data un’ambulanza per le emergenze, ma non siamo riusciti ad averla. La situazione è così diventata sempre più difficile per noi.

Negli anni, anche grazie all’intraprendenza di padre Angelo Gherardi, sono state create due grandi strutture sanitarie, una a N’Djamena e l’altra a Goundi. Che tipo di strutture sono?
L’ospedale di N’Djamena ha 184 posti letto e offre servizi ambulatoriali, cure d’emergenza, terapia intensiva, la maternità-ginecologia, la pediatria, la medicina, la chirurgia, ha una sala operatoria e fornisce esami di laboratorio, radiologici. L’ospedale di Goundi ha 125 posti letto e ad esso fanno riferimento 9 centri di salute (ambulatori) sparsi sul territorio. A N’Djamena è attiva anche una facoltà di medicina, mentre a Goundi da anni è aperta una scuola infermieri. Negli ospedali lavorano 236 persone (121 a N’Djamena e 107 a Goundi) alle quali si affiancano sei gesuiti e due religiosi. Ci sono medici e infermieri ciadiani e personale che proviene dall’estero per fare un’esperienza professionale in Africa (chi volesse fare una esperienza simile può contattare il Magis, magis@gesuiti.it, tel: 0669700327).

Di che cosa necessitano le vostre strutture?
Abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere aiuti dal governo del Ciad attraverso il ministero della Sanità. Quest’ultimo ci ha assegnato 10 medici: 7 al ‘ospedale Le Bon Samaritain a N’Djamena e tre all’ospedale di Goundi e pagano interamente i loro stipendi. Inoltre, il ministero ci ha accompagnato finanziariamente dal Progetto di sostegno del settore sanitario, nei settori maternità-pediatria e nella scuola di salute per un periodo di 3 anni (2015-2018). Nel 2016, abbiamo ricevuto una dotazione di farmaci di 30 milioni. È anche importante sottolineare il contributo del progetto Swedd del ministero della Pianificazione, che ci sostiene fornendo attrezzature, materiale vario, formazione e sviluppo della nostra scuola di salute. Oltre a tutto ciò che abbiamo già menzionato, non saremo in grado di trascurare l’impegno dello Stato nella sovvenzione delle cure correlate per le malattie croniche. Lo stato del Ciad non potrebbe fare di più a causa della crisi legata alla caduta del prezzo del barile di petrolio che ha avuto ripercussioni su tutti i settori nazionali di attività. Attualmente abbiamo bisogno di farmaci. L’ospedale di N’Djamena, attraverso la Fondazione Magis, ha beneficiato di finanziamenti dalla Conferenza Episcopale Italiana per l’acquisto di una parte dei farmaci per due anni (2017-2019). Il primo trasferimento è stato effettuato alla fine di ottobre 2017. Nel corso del 2018, riceveremo la seconda parte del finanziamento.

I malati non partecipano alle spese per i farmaci?
Nel 2015 chiedevano a ogni malato 20mila franchi Cfa (30 euro) e avevano diritto alla visita, alle medicine e ai test di laboratorio. Ciò ha destato qualche perplessità in molti pazienti. Alcuni pagavano questa cifra e poi le medicine e gli esami che ricevevano avevano un valore inferiore. Quindi di fatto pagavano più di quello che dovevano. Dal 7 dicembre 2016, i pazienti pagano da 5 a 10mila franchi Cfa a seconda della visita. Se il paziente non è ospedalizzato paga le medicine e va a casa. Se invece è ricoverato, paga 20mila Cfa e non deve spendere più nulla. Dal 1° ottobre, abbiamo apportato un’ulteriore modifica al sistema. Tutti, sia i malati ospedalizzati sia i non ospedalizzati, dovranno pagare i farmaci e il servizio di laboratorio, ma è stato ridotto il prezzo della visita. La diminuzione delle commissioni di consulenza è stata compensata dal finanziamento Afd che ha portato all’esenzione dall’assistenza maternità (dalla clinica di assistenza prenatale) e dall’assistenza pediatrica (per bambini da 0 a 5 anni) e in secondo luogo dal pagamento di farmaci e esami di laboratorio e radiologici.

Il contributo dei pazienti non è sufficiente…
Le entrate dell’ospedale universitario arrivano da cassa centrale, farmacia, laboratorio, radiologia, oftalmologia e dai due centri sanitari. Sono al mese circa 20 milioni di franchi Cfa. Per l’ordine annuale di farmaci si spendono 150 milioni di franchi Cfa, ma possono esserci emergenze sanitarie e quindi la necessità di acquistare più farmaci di un certo tipo. L’ospedale non ha scorte e quindi deve acquistarli sul mercato a costi decisamente più elevati. Per questo motivo hanno chiesto un aiuto.

Chi volesse sostenere il progetto per il rafforzamento dell’offerta farmacologica può fare una donazione al Magis. Come? Clicca qui.

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