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pioggia nel sahel

Guera, quando la pioggia è benedizione e maledizione

Ciad

06 Set 2017

Padre Semur, gesuita che opera nella regione del Guera (Ciad), ci ha inviato una lettera-resoconto delle attività svolte questa estate. È una bella e viva testimonianza della vita dei contadini di questa zona agricola del Sahel in cui da anni operano i gesuiti e il Magis. Ve la proponiamo.

È terminato agosto. In Ciad, agosto è un mese strano. È troppo tardi per avviare una nuova cultura, ma è troppo presto per raccogliere qualcosa di quanto già seminato. I contadini devono quindi avere pazienza. Quest’anno la popolazione spera in un buon risultato della semina di giugno. Il tempo è stato umido, con frequenti piogge alle quali sono seguite nebbie mattutine che coprivano le cime delle montagne. Le piogge sono state una benedizione, ma hanno anche causato non pochi disagi.

Le piogge abbondanti hanno riempito i fiumi. La popolazione del villaggio di Bandaro è stata felice di attraversare il suo fiume sul ponte costruito durante la stagione secca. L’opera è il frutto di tanti sforzi compiuti negli scorsi anni per raccogliere dalla montagna le pietre necessarie e per acquistare i mattoni necessari per realizzare l’accesso al ponte. Questo progetto, sostenuto dal World Food Programme (Wfp), è stato realizzato da un’associazione locale denominata «Moustagbal». Senza dimenticare il contributo della Caritas che ha permesso il trasporto di acqua e materiali e, soprattutto, ha assicurato il cibo alle decine di giovani del villaggio che hanno lavorato al ponte.

Queste stesse grandi piogge e le inondazioni che ne sono seguite sono state la causa di ingenti danni. Il villaggio di Koubo-Adougoul, famoso per la produzione di pomodori e peperoncini, da tempo si è esteso in una valle lungo la strada che collega la regione alla capitale N’Djamena. Sabato 8 luglio, alle 6 del mattino, la pioggia è stata incessante e il livello dell’acqua nella vicina diga è aumentato velocemente. Le persone hanno rimosso gli oggetti più pericolosi affinché non venissero trasportati dalla corrente e provocassero danni. L’altezza dell’acqua ha però superato presto il metro. La strada è stata sommersa e così il villaggio. Molte capanne sono crollate. Il pollame e i piccoli animali sono annegati. Fortunatamente i bambini piccoli e gli infermi si sono salvati. La Caritas ha registrato più di cento senzatetto. Pochi giorni dopo, i volontari hanno distribuito 13 tonnellate di sorgo (costo tremila euro). Così, tutti hanno avuto abbastanza per nutrirsi e poter continuare il lavoro dei campi.

Il mese di agosto ha offerto alcuni giorni dedicati alla formazione delle comunità. Quest’anno, a Dadouar e a Barlo, abbiamo fatto corsi di lingua dangeleat. Non è stato facile. Le differenze rispetto alle lingue europee sono molte. Nonostante questo, sessanta persone, giovani e anziani, ragazzi e ragazze, hanno aperto il «Jamaw ta mrbinto» (Nuovo Testamento a Dangaleat) e alcuni hanno acquisito una notevole facilità nella lettura.

Anche l’arboreto «Frère Apollinaire» sta vivendo un’intensa fase di attività. A diversi villaggi sono state fornite centinaia di piantine. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Magis, permette non solo di salvare numerose specie in pericolo, ma anche di formare donne e ragazzi alle tecniche di coltivazione e conservazione della flora. Un contributo prezioso per il futuro del Guera.
Serge Semur sj

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