MAGIS
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«Cittadinanza attiva, la sfida del nostro servizio civile»

Italia

04 Mag 2018

Matteo Pitotti e Musa Demba, i ragazzi che prestano servizio civile alla Fondazione Magis, hanno partecipato a un evento formativo all’Istituto tecnico statale «Federico Caffè» di Roma dal titolo: «L’Africa, un continente in guerra». Ecco le loro impressioni della giornata.

La scuola come palestra di vita. Il Magis ha sentito sin dalla sua fondazione l’importanza di realizzare progetti di educazione allo sviluppo tra i banchi di scuola. Sensibilizzare le generazioni del futuro, cercando di inserirle all’interno di una dimensione di cittadinanza attiva, è l’obiettivo principale di questi percorsi nel quale noi ragazzi del servizio civile abbiamo investito impegno, risorse e fiducia. La nostra, così come quella di tanti altri attori coinvolti in questo processo, dai nostri formatori ai docenti che fino ad oggi abbiamo incontrato nelle aule.

Formare per essere formati è il cuore di questa avventura nella Fondazione Magis. Un’esperienza che si è contraddistinta per riflessioni e scoperte, per confronto e dialogo, riferimenti chiave per cercare di capire il mondo e la realtà con cui ci rapportiamo ogni giorno. Lo abbiamo fatto partendo da una dimensione ludica con i bambini delle classi elementari dell’Istituto «Massimiliano Massimo» di Roma per poi arrivare ad una dimensione più consapevole con i loro compagni più grandi di medie e liceo. Uno scambio continuo, nel quale il dibattito e le opinioni su tematiche – quali la missione oggi e la salvaguardia e tutela della nostra «casa comune», la Terra – hanno inevitabilmente finito per coinvolgere ognuno di noi.

La nostra crescita professionale e umana è stata segnata da tappe di vario genere rivelatesi occasioni di scambio e riflessione. Tra queste l’incontro che si è svolto nella giornata del 24 aprile all’Istituto tecnico statale «Federico Caffè» di Roma dal titolo: «L’Africa, un continente in guerra». L’evento, organizzato dal professore Dario De Santis, ha visto la partecipazione del Magis e di Religions for Peace.

Il dibattito alla presenza di alcune delle classi prossime all’esame di maturità si è svolto seguendo le testimonianze di chi nella sua vita – per ragioni diverse – ha incrociato il destino dell’Africa. Partendo dal valore del dialogo interreligioso come strumento per la realizzazione di un processo di pace, insieme ai ragazzi abbiamo potuto riflettere su alcune elementi che notoriamente animano l’immaginario collettivo.

«Spesso si crede che l’Africa sia un continente destinato solo a ricevere passivamente, quando invece non è così. È piuttosto comune invece che succeda il contrario. L’Africa in molti casi è un continente da cui si prende, lo si fa in modo predatorio e senza alcuna limitazione per gli interessi e il profitto di una potente minoranza», ha dichiarato padre Renato Colizzi. Che poi ha lanciato una sfida ai ragazzi presenti: «Cosa possiamo fare noi, che siamo geograficamente così distanti? Donazioni? Sostegni? Meglio ancora: possiamo informarci per conoscere il contesto. E quindi capire e confrontarci su quanto accade in Africa come in altre realtà. Leggere, informarsi, viaggiare sono alcune delle cose che possiamo fare perché ci si renda conto che il bene non può essere appannaggio di pochi».

Il senso di questa giornata crediamo si possa racchiudere proprio in questo invito ad abbracciare ciò che il mondo ci offre (lontano e vicino da «qui») senza riserve, ad assecondare le contaminazioni, a vivere seguendo un approccio critico, dove la curiosità si sostituisce al giudizio. Sarebbe bello immaginare la nostra esistenza come a un giardino da ornare con piante diverse. Con la speranza che la sfera identitaria di ognuno di noi non sia un ostacolo ma piuttosto diventi il pretesto per una maggiore sintonia.
Matteo Pitotti
Musa Demba

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