MAGIS
rete delle missioni sostenute dalla Compagnia di Gesù
facebookTwitterGoogle+
brasile cocco licuri

Cocco licuri, il progetto che dura nel tempo

Brasile

06 Apr 2018

Quando si parla di cooperazione e di volontariato, spesso si è accompagnati da sguardi scettici. Sono in molti a non credere all’efficacia dei progetti sul campo. Eppure ci sono progetti che non solo sono durati nel tempo, ma hanno anche lasciato un segno nel territorio. Come quello del cocco licuri che Silvia Parodi ha seguito per il Magis agli inizi degli anni Duemila e che è ancora attivo in Brasile. Ecco il racconto di Silvia che, dopo una decina di anni, è tornata a visitare i luoghi dove aveva lavorato ed è stata piacevolmente sorpresa…

Sono passati 16 anni da quando, come volontaria internazionale, misi piede nella Efa (scuola famiglia agricola) di Jaboticaba, profondo sertão (regione semiarida) della Bahia, fondata da padre Saverio Nichele Sj. Mi trasferii lì per impiantare un progetto del Magis, per la convivenza con la siccità, finanziato in parte dal ministero degli Esteri italiano.

Furono 2 anni incredibili della mia vita, in un mondo rurale meraviglioso, così ricco di tradizioni, umanità, impegno sociale. Nei due anni del mio servizio dal 2002 al 2004 costruimmo centinaia di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, avviammo progetti di microcredito per l’allevamento di animali, corsi di formazione per contadini, giovani e donne, strutture produttive per la scuola, e molto altro, in decine di comunità e municipi della regione intorno a Quixabeira (uno dei comuni più poveri dello stato, a circa 250 km dalla capitale Salvador de Bahia).

In breve tempo iniziarono a vedersi i primi risultati, molti gruppi di produzione si organizzarono e crebbero, cosicché nel 2005, alla conclusione del progetto Magis, fu costituita una cooperativa, la Coopes, con sede a Capim Grosso (www.coopes.org.br). Attraverso la cooperativa si cercò subito di valorizzare un prodotto locale in rischio di estinzione, che faceva parte della antica cultura gastronomica tradizionale: il piccolissimo cocco licuri, frutto di una palma ben adattata ed endemica del clima semiarido della Bahia.

Grazie anche al supporto di Slowfood, con un paziente lavoro di sensibilizzazione, si è arrivati al «presidio del licuri» (i presidi Slowfood sono riconosciuti per prodotti che necessitano di una valorizzazione e una tutela speciale ambientale) e a leggi locali per la protezione di questa pianta. La Coopes commercia il licuri, un frutto che era stato dimenticato, in tutto il Brasile. Oggi Il prezzo di acquisto del piccolo cocco per i soci produttori della Coopes è 20 volte più alto che quello di 15 anni fa!

Le socie della Coopes hanno così un reddito dignitoso rispetto al passato. La cooperativa produce anche miele, polpa di frutta, marmellate, biscotti, latte e formaggio di capra, uova, artigianato. Nell’ultimo anno è stato poi riconosciuto anche il presidio del miele delle api indigene senza pungiglione, un ulteriore riconoscimento internazionale al lavoro della Coopes.

In questi ultimi 10 anni la cooperativa ha continuato a crescere, nonostante le difficoltà economiche e l’ultimo duro ciclo di siccità appena concluso, ed oggi conta oltre 200 soci, all’80% donne. Oggi la Coopes è un riferimento in tutta la regione, è citata come esempio virtuoso e ha collaborazioni con gli enti statali e federali, che hanno consentito lo sviluppo di macchinari specifici per le lavorazioni e l’assistenza tecnica ai produttori.

Dopo la fine del mio servizio volontario ho continuato a visitare i progetti e la regione anche negli anni successivi, anche perché i legami di amicizia che si erano creati in quel periodo di stretta convivenza sono un pezzo indelebile nella mia vita, ma ora era da più di 6 anni che non tornavo giù e insomma, entrare il mese scorso nella sede della cooperativa dopo tanto tempo e vedere tutti i nuovi macchinari, gli ampliamenti degli spazi, la quantità di prodotti e lo smercio continuo, è stata una gioia per il cuore e una commozione!

Così come è stata una gioia visitare l’orto confinante, della Casa do Menor, altra opera di padre Saverio. L’orto è gestito da un ex alunno della scuola famiglia agricola e rifornisce di verdura biologica e uova circa 70 famiglie della città di Capim Grosso ogni settimana.

Ma la più grande emozione per me forse è stata tornare 2 giorni alla scuola agricola, dormire in quella che era la mia casa un tempo e rivedere alunni dell’epoca che ora sono diventati professori o tecnici agrari! Anche la scuola è cresciuta enormemente, per numero di alunni accolti e per strutture. Ora la scuola prepara oltre 150 tecnici agrari che, nella pedagogia dell’alternanza (15 giorni a scuola e 15 a casa a mettere in pratica quanto appreso) studiano e si occupano della produzione agricola e zootecnica nella scuola. E quindi ho potuto fare colazione con delizioso latte di capra appena munto e pranzare con le povere galline cresciute a pochi metri di distanza e sacrificate alla fame degli alunni!

Ho rivisto alcuni ex colleghi: anche il progetto «Conviver» di assistenza tecnica ai contadini continua attraverso le convenzioni con entità statali. Insomma, dopo il progetto Magis le attività sono continuate e cresciute, le associazioni locali hanno trovato in questi anni anche l’appoggio dallo stato che non c’era mai stato, ma con la grave situazione politica brasiliana attuale e i tagli che il nuovo governo di destra sta facendo su tutti i programmi sociali e di sviluppo, resta un po’ di preoccupazione per il futuro…

Preoccupazione che è stata espressa anche dalla Efa di Jaboticaba e dall’associazione delle scuole famiglia agricole della Bahia durante la marcia di apertura del Forum Sociale Mondiale che si è svolto a Salvador de Bahia la settimana successiva. Abbiamo sfilato, con padre Saverio e una rappresentanza di alunni e professori, insieme a una moltitudine di gruppi della società civile, per chiedere ancora una volta giustizia sociale e diritti per gli esclusi, e in particolare la difesa dell’educazione nelle campagne. Anche quello è stato un pomeriggio di grande emozione e ricarica, per me e per tutti i movimenti sociali brasiliani che stanno passando un periodo di grande difficoltà e sofferenza.

C’è quindi un po’ di preoccupazione, però è anche vero che i progetti nati 20 anni fa oggi sono diventati adulti e hanno dimostrato di saper andare con le proprie gambe, ed è questa la più grande soddisfazione per chi investe in un progetto di cooperazione allo sviluppo. Con fiducia e speranza quindi ho potuto assaporare i tanti stupendi frutti del lavoro iniziato 15 anni fa. Grazie a tutte le meravigliose persone che continuano a impegnarsi ogni giorno nel curare e fare crescere l’albero della giustizia e della vita.
Obrigada. Valeu!

Silvia Parodi

 

Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni