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Ciclone Madagascar

Il ciclone blocca la riforestazione. Ma il progetto ripartirà

Madagascar

09 Mar 2018

A gennaio il Madagascar si è fermato. Un ciclone ha bloccato tutte le attività. I fiumi sono straripati. Il vento ha divelto alberi e case. Le strade e i sentieri sono diventati impraticabili. Le vittime sono state numerose.

Anche il progetto di riforestazione a Ikalamavony e Solila, portato avanti dalla diocesi di Fianarantsoa insieme a Fe y Alegría e al Magis, ha dovuto rallentare le proprie attività. A gennaio e a febbraio è stato impossibile per gli addetti portare le piantine nei luoghi in cui era previsto fossero piantate. «Non è stato possibile raggiungere Ambatomainty (uno dei luoghi scelti) – spiega padre Emile Ranaivoarisoa, gesuita che si occupa dell’iniziativa – perché la strada è stata distrutta dall’acqua e le autorità non hanno ancora provveduto a risistemarla. Rischiare non aveva alcun senso».

Il progetto prevede che gli alunni di tre scuole-pilota della zona piantino ciascuna, insieme ai loro insegnanti, parenti e amici, 700 alberi (manghi, aranci, eucalipri, ecc.). Contemporaneamente i 370 alunni delle tre scuole siano formati ai temi ecologici in linea gli insegnamenti dell’Enciclica «Laudato Si’».

«La situazione si sta normalizzando – osserva padre Emile Ranaivoarisoa, -. Prevediamo di riprendere presto con le attività. Il progetto durerà tre anni nel corso dei quali speriamo di riuscire a diffondere una sensibilità ecologica nei ragazzi. Vogliamo trasmettere qualcosa di più di un mero ambientalismo, ci piacerebbe che i ragazzi capissero che un’attenzione generale al Creato può rappresentare una crescita non solo economica, ma anche umana».

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