MAGIS
rete delle missioni sostenute dalla Compagnia di Gesù
facebookTwitterGoogle+
carcere

Dalit e adivasi, quando la giustizia è ingiusta

India

24 Gen 2018

«Nelle prigioni ci sono circa quattromila tribali accusati di essere “naxals” (estremisti). La maggioranza è costituita da persone che cercano di proteggere la loro terra contro l’accaparramento dei terreni agricoli da parte delle multinazionali. Se i processi si svolgessero, quasi tutti verrebbero prosciolti, ma i processi sono deliberatamente ritardati, in modo tale che restino dietro le sbarre per anni».

A denunciare questa situazione drammatica che coinvolge migliaia di persone è Stan Swamy, gesuita e attivista del Bagaicha centre di Ranchi. Stan ha condotto uno studio sui tribali e sui dalit, detenuti e sotto processo che languiscono nelle carceri del Jharkhand, in India. «Solo nel 2016 – osserva Stan – sono stati arrestati 1.307 persone. Secondo alcuni studi indipendenti 27 sono stati uccisi (22 nel 2016 e 5 nel 2017) in scontri con la polizia».

Gli arrestati non sono colpevoli dei reati di cui sono accusati. «La maggior parte di essi – continua Stan – sono innocenti. Vengono messi in prigione perché si oppongono all’occupazione delle terre. Dovrebbero essere rilasciati e dovrebbero essere accelerati i loro processi in modo che possano dimostrare la loro innocenza. Se non è possibile istituire velocemente i processi, allora dovrebbero essere assolti tutti».

Dietro questi arresti spesso si nascondono truffe ai danni dei tribali. «La polizia – spiega Stan – promette ai ragazzi tribali posti di lavoro ben remunerati se ammettono di aver commesso reati e se versano tangenti agli agenti. I giovani ci credono e vendono le terre della loro famiglia. Pagano i poliziotti, ma poi vengono sbattuti in carcere dove scoprono l’esistenza di altri giovani truffati come loro. Gli agenti ne traggono un doppio vantaggio: i soldi delle mazzette e la promozione per aver scoperto reati (che in realtà non esistono)».

Stan, che guida anche il Persecuted Prisoners’ Solidarity Committee (PPSC) – una piattaforma di avvocati, attivisti, e persone impegnate nel sociale – si è rivolto alla Corte Suprema per accelerare i procedimenti penali pendenti da tempo davanti a diversi tribunali dello Stato, la cui udienza è fissata per il prossimo 29 gennaio.

Questa è solo una delle storie di soprusi subiti dalle popolazioni dalit (intoccabili) e adivasi (tribali) in India. Proprio per reagire a questi abusi, nel 2016 è nata Lok Manch, una piattaforma di cento associazioni (50 legate alla Compagnia di Gesù e 50 di matrice laica), che lavora per rendere effettivi i diritti garantiti dalla legge sulla sicurezza alimentare, per assicurare le borse di studio agli studenti dalit e delle comunità tribali, per migliorare i sistemi che garantiscono acqua potabile e servizi igienici. Lok Manch guida anche la popolazione a rivendicare i propri diritti.

«Ci proponiamo – spiegano i responsabili del network – di sviluppare la capacità critica delle persone e sostenerle quando queste decidono di lavorare sul campo per migliorare le condizioni di vita delle comunità. Noi lavoriamo per il cambiamento. A volte, però, il cambiamento è scomodo e spesso le organizzazioni pubbliche ci ostacolano. Siamo però convinti che quanto stiamo facendo possa cambiare il futuro del mondo».

Il Magis sostiene l’attività di Lok Manch offrendo un aiuto economico per organizzare momenti di incontro e di formazione sia per i leader della rete sia per meeting e convegni pubblici. La nostra fondazione sostiene anche un progetto di formazione degli adivasi. 

Vuoi sostenere anche tu i nostri progetti? Vieni a scoprire come puoi farlo, clicca qui.

Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni