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Lok Manch, l’orgoglio ritrovato di adivasi e dalit

India

09 Gen 2018

Vuoi la casa? Allora paga una tangente al funzionario pubblico. Questa è la regola nel Bihar, uno Stato delle federazione indiana. Ma Rita Devi non poteva accettarlo. Quando sono uscite le graduatorie di chi aveva diritto ai finanziamenti per acquistare gli alloggi e il capo villaggio le ha chiesto la bustarella per concederle i finanziamenti per costruirsi la casa, lei lo ha minacciato di ricorrere al magistrato per far valere i suoi diritti. Si è poi rivolta all’autorità locale per ottenere i soldi che le spettavano. E li ha ottenuti.

Questa è uno dei successi conseguiti da Lok Manch, la piattaforma di cento associazioni (50 legate alla Compagnia di Gesù e 50 di matrice laica) nata in India nel 2016, che lavora per rendere effettivi i diritti garantiti dalla legge alle popolazioni tribali (adivasi) e alla casta degli «intoccabili» (dalit). Rita Devi è una tra i tanti ragazzi ad aver frequentato i corsi di Lok Manch e ad aver acquisito quella coscienza civica che le ha permesso di spendersi a favore delle popolazioni più emarginate del suo Paese.

Ma il suo caso non è unico. Mina Beni è giovane leader comunitaria che si batte contro la pratica dei matrimoni precoci nel Bengala occidentale. Da anni la legge punisce questa piaga, ma la tradizione spinge le famiglie a combinare le unioni tra ragazzi e ragazze, impedendo loro di studiare e di trovare lavori adeguati. Mina ha iniziato a battersi denunciando alla polizia i possibili matrimoni. Gli agenti sono spesso intervenuti e sono riusciti a bloccare le cerimonie. Un’azione coraggiosa che le ha garantito l’ammirazione della sua comunità.

Anche Lalmuni Oraon non ha avuto paura di parlare e di esporsi. Alcuni mesi fa ha scoperto che il commerciante che distribuiva gli aiuti pubblici tratteneva per sé 3 kg per ogni sacco da 20 kg di riso che consegnava alle popolazioni adivasi di Lohardaga nel Jarkhand. Il furto ha destato scandalo nella comunità anche perché le autorità, sebbene è stato chiesto loro più volte di intervenire, non si sono mai mosse. Lalmuni ha così deciso di convocare un’assemblea di villaggio alla quale ha invitato il commerciante. Quest’ultimo ha iniziato a minacciare Lalmuni e i suoi amici. Ma lei e il villaggio insieme a lei non si sono fermati. In collaborazione con gli animatori di Lok Manch, ha interpellato le autorità. Ha così ottenuto più razioni che sono poi state distribuite ai poveri e alle vedove.

Questi sono solo tre dei molti casi di presa di coscienza e di azione da parte delle popolazioni dalit e adivasi. Una reazione alle ingiustizie favorita da Lok Manch. «Lok Manch – spiegano i responsabili – è diventata una piattaforma nella quale i gruppi marginalizzati trovano opportunità per far sentire la propria voce contro l’esclusione che si fonda su un concetto distorto dell’identità etnica. Lo sviluppo diseguale e problemi a esso connessi rende necessario il lavoro di una piattaforma che lotti per i diritti dei popoli discriminati. Nel tempo Lok Manch è diventata un punto di riferimento per migliaia di persone. Le organizzazioni che ne fanno parte hanno accresciuto le loro capacità di intervento e hanno acquisito la capacità di organizzare strategie collettive per risolvere problemi sociali attraverso azioni di advocacy».

Il Magis sostiene Lok Manch. Vuoi offrire un tuo contributo? Clicca qui (e non scordarti di mettere la causale «Progetto Lok Manch, India»)

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