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Tipling, dopo il terremoto riapre la strada della speranza

Nepal

27 Dic 2017

Quello appena trascorso è stato un Natale di speranza e di gioia per la comunità di Tipling, in Nepal. I terremoti che hanno devastato il Paese nel 2015 avevano completamente isolato questa cittadina che è la più remota del distretto di Dading. Le vie di comunicazioni erano franate e per raggiungere il centro più vicino gli abitanti erano costretti a un cammino di due giorni su sentieri impervi. La popolazione ha chiesto a più riprese che venisse realizzata una strada per agevolare gli spostamenti.

Negli ultimi mesi sono così partiti i lavori. Si tratta di un’opera complessa che deve affrontare difficoltà non comuni. Ma progressivamente il cantiere è andato avanti e ha superato il passo di Pansang a 3.850 metri di altezza e sta procedendo verso il villaggio. Ora i duemila abitanti di Tipling impiegano 4 ore per raggiungere il centro più vicino.

Quest’opera è stata realizzata grazie al Nepal Jesuit Social Institute (Njsi), sostenuto finanziariamente da Xavier Network (rete alla quale partecipa anche il Magis). Fin dalle primo ore dopo il terremoto, i gesuiti sono intervenuti per sostenere le popolazioni colpite. Inizialmente, attraverso aiuti di emergenza (coperte, cibo, acqua, ripari di fortuna, ecc.). Poi, con progetti di ricostruzione più strutturati. Grazie al Njsi sono state costruite scuole di villaggio, centri di aggregazione, strade. Ma non solo. A Tipling, oltre alle attività pastorali, i gesuiti hanno lavorato insieme ai contadini per migliorare i raccolti di mele, kiwi, pesche.attraverso programmi di formazione. Ma l’agricoltura non è sufficiente. In vista della definitiva apertura della strada, i gesuiti stanno cercando di creare piccole strutture turistiche che possano accogliere i visitatori attratti dai bellissimi panorami di questa zona.

«La gente di Tipling – spiega padre Roy Sebastian, direttore del Njsi – è particolarmente grata verso chi, con le proprie donazioni, ha reso possibile la rinascita della comunità. Un grande grazie a tutti anche da parte dei gesuiti nepalesi. Senza i donatori, tutto questo non sarebbe stato possibile».

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