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raccolto in ciad

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Il tempo del raccolto è arrivato

Ciad

28 Nov 2017

Padre Serge Semur è un missionario gesuiti che da anni lavora in Ciad. Nella lettera che pubblichiamo di seguito, ci racconta il periodo del raccolto. Nelle sue parole, riemerge un mondo contadino, con i suoi ritmi, i suoi riti, le sue tecniche. le sue sono parole che riportano ai racconti dei nostri nonni, quando quello dell’agricoltura era ancora un mondo ricco di tradizioni e nel quale l’uomo era il vero protagonista. Una ricchezza che da noi è in gran parte sparita, ma che in Africa è ancora viva.

Dopo l’attesa ansiosa delle ultime settimane di agosto, è arrivato settembre con, qua e là, i primi segni dei frutti che maturano. Qualcuno strappa una pianta di arachidi e recupera alcuni baccelli maturi e li mangia. Per quanto riguarda i bambini, la loro preferenza è per la canna di miglio zuccherino che si riconosce facilmente per la venatura bianca al centro della foglia. Il gambo si sbuccia con i denti e poi si sgranocchia il midollo che rilascia un succo dolce.

Un bel giorno, intorno alle abitazioni, dove da anni erano presenti rifiuti domestici ed erano cresciute le canne del sorgo o il miglio penicillare, si è deciso di fare pulizia. Sono così state tagliati gli arbusti e, improvvisamente, le capanne del villaggio che erano scomparse dietro le piante (tre metri di altezza e oltre) sono riapparse. Vitelli, mucche, capre e persino asini e cavalli si sono affrettati a spartirsi le foglie lasciate sul terreno. Non è ancora il tempo del grande raccolto, ma già si pregusta la boule preparata con il nuovo miglio (la boule è una polenta di farina di miglio, piatto base nelle famiglie).

Per primi si iniziano a raccogliere le arachidi e il sesamo. Quest’ultimo, ancora verde, viene tagliato dalle donne che poi legano i fasci e li portano a casa. I fasci, accuratamente posizionati su un essiccatore, sono battuti vigorosamente per farne uscire i preziosi semi che vengono raccolti sotto l’essiccatore, setacciati e immagazzinati. Per le arachidi, il processo è più complesso. Le donne approfittano delle ultime piogge per aumentare la produzione. Ma chi può dire quale sarà l’ultima pioggia? Se si attende troppo, il terreno si asciuga, si indurisce e diventa difficile strappare le piante. Perché nelle piante di arachidi, i baccelli sono sottoterra. Allora, a volte, si deve andare con un annaffiatoio (e una buona riserva d’acqua) per ammorbidire la terra oppure battere la stessa terra per renderla meno dura! Le piante vengono trasportate a casa e le donne sedute dietro cumuli di arachidi, le selezionano una alla volta. La raccolta delle arachidi occupa ottobre e arriva fino a novembre. Ciò che rimane (foglie, steli e le loro radici, tutti chiamati «fan») è conservato con cura come foraggio per il bestiame. Insomma, quest’anno buona vendemmia! Conosco più di una persona tornato a casa con 50 sacchi di arachidi.
Per quanto riguarda il ritorno a scuola, come possiamo aspettarci di vedere bambini nelle classi mentre c’è così tanto da mangiare nei campi di arachidi?

A novembre le piogge sono lontane, le canne dei sorgo sono secche, è tempo di raccogliere. Su un lato del campo, in un posto pulito, gli uomini ammucchiano le spighe che saranno immediatamente battute con una sorta di frusta costituita da un ramo con, alla sua base, un pezzo del tronco d’albero. Questi battitori, gestiti da una mezza dozzina di contadini, cadono alternativamente sulle spighe. Quando tutti i grani sono staccati, le donne li selezionano. Quando il vento si fa attendere, si dorme sul posto. Poi quando la brezza si alza, ogni donna si alza, trasportando a braccia il carico di detriti che vengono spazzati via, i chicchi, più pesanti, cadono invece ai loro piedi. Velocemente, si riempiono i grani in sacchi da 100 kg che poi vengono caricati sui carri o sui dromedari (due sacchi per animale) e si torna al villaggio e 10, 15 o 20 km.

Che bello spettacolo la fila dei dromedari che avanzano maestosamente, guardando verso di te, con uno sguardo sdegnoso, con un occhio che potresti dire furbo. Che dire del raccolto di miglio di quest’anno? Il raccolto è sopravvissuto alle larve che hanno devastato la prima semina, poi ha resistito alle piogge torrenziali e alle alluvioni di Luglio, infine ha superato la siccità alla fine della stagione! È stata una corsa a ostacoli.

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