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gabriele del grande trattenuto in turchia

Liberate Gabriele Del Grande

Turchia

21 Apr 2017

Da dodici giorni è trattenuto in Turchia. L’accusa: non aveva i documenti necessari per fare ricerche giornalistiche al confine con la Siria. Dietro il fermo di Gabriele Del Grande, giornalista freelance italiano, sono però in molti a vedere un’ennesima prova di forza del regime turco nei confronti della stampa internazionale e nazionale. Con 153 reporter in carcere, Ankara detiene la metà di tutti i giornalisti arrestati nel mondo. Sono curdi, turchi, indipendenti, scrittori e analisti, commentatori e fotografi. E sono anche stranieri.

Gabriele Del Grande è l’ultimo di una lunga serie, in un Paese che – a seguito della campagna di epurazione giustificata con il tentato golpe del 15 luglio – ha posto sotto il controllo governativo (diretto e indiretto) il 90% dei media, a sentire le opposizioni. I timori di amici e familiari di Del Grande sono più che giustificati. Da febbraio, per esempio, Deniz Yucel, giornalista con la doppia cittadinanza turca e tedesca, è incarcerato con l’accusa di incitamento alla violenza e propaganda a favore del Pkk, la formazione curda fuorilegge in Turchia. Yucel non verrà estradato in Germania perché, come ha detto il Presidente Erdogan: «È un agente terrorista e faremo il necessario, nell’ambito della legge, contro chi agisce come spia e minaccia il nostro Paese».

Da anni, Gabriele Del Grande si occupa delle tematiche legate all’immigrazione. Attraverso il suo blog «Fortress Europe» raccoglie, analizza e cataloga tutti gli eventi riguardanti le morti e i naufragi dei migranti nel Mediterraneo. Nel 2014 ha realizzato, grazie al crowfunding, un documentario dal titolo «Io sto con la sposa» nel quale ha raccontato la storia di cinque profughi palestinesi e siriani arrivati a Lampedusa e diretti in Nord Europa. La pellicola ha avuto un ottimo riscontro di pubblico ed è stato bene accolto dalla critica. Nel 2015 ha vinto il Premio del público (Spagna), ha avuto la nomination per il David di Donatello e i Globi d’oro e la segnalazione speciale ai Nastri d’argento.

Il 7 aprile Gabriele Del Grande era arrivato in Turchia per realizzare alcune interviste per il suo nuovo libro sui rifugiati siriani. Il 10 aprile è stato però fermato e ora si trova in una guest house a Mugla.

Il Magis si unisce agli appelli di giornalisti, amici, famigliari affinché Gabriele Del Grande sia liberato. Anche la nostra fondazione ha sperimentato le dure condizioni di lavoro in Turchia. Nel 2013, due anni dopo lo scoppio della guerra in Siria, era stato avviato un progetto ad Antiochia per sostenere il Centro psicosociale ed educativo nel quale bambini rifugiati e le loro famiglie potevano accedere ad attività psico-educative, ricreative, artistiche e sociali finalizzate alla riabilitazione e alla riduzione delle crisi, allo sfogo della tensione e dell’ansia accumulata dalla situazione di conflitto. Purtroppo il progetto, che è riuscito a coinvolgere decine di piccoli, non ha potuto essere portato avanti. La difficile situazione al confine tra Siria e Turchia non permetteva più di garantire quelle condizioni minime di sicurezza necessarie per portare avanti l’iniziativa. Inoltre il clima di duro controllo da parte delle autorità rendeva difficile portare avanti qualsiasi attività.

Il Magis non si è però ritirato dal Medio Oriente, ma continua a lavorare raccogliendo fondi e sostenendo i progetti di assistenza a profughi, rifugiati e popolazione civile allestiti dai gesuiti in Siria e in Giordania . Sono luoghi in cui i rifugiati vengono accolti e ai quali, oltre alle esigenze primarie (cibo, alloggio, ecc.), vengono offerti progetti di educazione informale con corsi di recupero, di lingua e di informatica e si aiutano i rifugiati nelle pratiche burocratiche per il diritto d’asilo, il reinsediamento in zone sicure.

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