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Il riscatto delle vedove di Galle

Sri Lanka

15 Mar 2017

Renuka è rimasta vedova nel 2007, Lalani nel 2013. Il marito di Chamila è stato condannato all’ergastolo nel 2012. Per loro, come per decine di altre donne che hanno perso il compagno, il futuro è una dimensione fatta di povertà ed emarginazione. Per alcune anche di depressione e follia. Per aiutarle, il Jesuit Social Centre di Galle, alcuni anni fa, ha varato un articolato progetto per il sostegno, la promozione e la formazione di gruppi di mutuo aiuto composti da vedove.

In Sri Lanka, l’uomo ha un ruolo fondamentale nella famiglia. È lui lavora ed è lui quindi la fonte principale del reddito. La donna gioca un ruolo marginale e limitato ai ristretti confini domestici. Se il marito muore, la condizione della donna peggiora. Le vedove vivono senza reddito, in capanne isolate, prive di un tetto stabile, infissi solidi, servizi igienici, acqua potabile. Spesso non sono in grado di andare a cercare lavoro perché hanno bambini troppo piccoli; di conseguenza poche risorse per l’alimentazione, la scolarizzazione, la cura dei figli e la manutenzione della casa. I familiari non le possono sostenere poiché anch’essi poveri o lontani. Si instaurava così un circolo vizioso che mantiene le donne e i loro figli in una grave condizione di povertà, rendendoli vulnerabili ed esposti ad abusi e sfruttamento.

Con un piccolo sussidio economico, il progetto aiuta la mamma-vedova a contrastare la situazione temporanea di bisogno, permettendole di provvedere all’alimentazione, alla cura della salute, all’istruzione dei figli e ai piccoli lavori di manutenzione per rendere salubri gli ambienti domestici. Grazie a questo contributo, le vedove possono organizzarsi in gruppi di sostegno e di microcredito e avviare piccoli progetti di auto-impiego.

La perdita del marito aveva fatto cadere Renuka in una profonda depressione. Non vedeva vie di uscita alla sua condizione di povertà. Grazie al progetto dei gesuiti, ha potuto riprendere a coltivare il suo piccolo appezzamento di terra e ha avuto quell’assistenza psicologica necessaria per tornare ad avere fiducia nella vita. I suoi figli possono oggi frequentare la scuola.

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