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Siria

photo: Kristof Holvenyi/JRS MENA

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Sei anni di guerra, sei anni di sofferenza

Siria

16 Mar 2017

«C’è ancora tanta sofferenza qui, tanto dolore, ma quello che ci aiuta ad andare avanti è il coraggio di sperare e la nostra resilienza di fronte alle difficoltà». Sono le parole di Lola Mousa, originaria della campagna intorno a Homs, in Siria.

Il conflitto che affligge la Siria dura ormai da sei anni e sembra non esserci fine alle sofferenze della popolazione. Le condizioni atmosferiche avverse e la difficoltà di accesso alle risorse fondamentali incidono pesantemente sugli sfollati, che si tratti di famiglie o di singole persone. Arrivare a fine mese è una sfida quotidiana tanto per gli sfollati interni, quanto per coloro che hanno abbandonato la Siria in cerca di rifugio altrove. Una buona parte di essi versano in condizioni di povertà estrema, impossibilitati a reperire cibo, acqua o medicinali.

Aleppo oggi è un caso emblematico. «Sono appena ritornato da Aleppo», riferisce un operatore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) di stanza in Siria. «Penso sia giusto sappiate come vanno le cose lì. In città mancano acqua, energia elettrica, carburanti e gas ma, non c’è paragone tra il sentirlo riferire e vivere la realtà sul campo».

La distribuzione di aiuti umanitari alle popolazioni siriane toccate dalla guerra rimane una questione della massima urgenza. A questa si unisce la costante preoccupazione che alcuni dei Paesi confinanti non siano in grado di fornire assistenza adeguata per sopperire alle necessità fondamentali dei rifugiati. La mancata assistenza rappresenta un grave rischio per le fasce vulnerabili oltre che per la stabilità e la sicurezza della regione nel suo insieme.

«Avendo alcuni Paesi confinanti chiuso le frontiere ai rifugiati, le persone vulnerabili sono di fatto intrappolate in Siria, impossibilitate a fuggire dal paese – spiega padre Thomas H. Smolich, gesuita, direttore internazionale del Jrs -. Quelle che si trovano fuori dalla Siria, spesso incontrano grosse difficoltà nel farsi registrare come rifugiati. Questa mancanza di protezione rende le persone maggiormente bisognose di aiuto ancora più a rischio».

Si stima che i siriani bisognosi di assistenza umanitaria siano 13,5 milioni, per la metà bambini. Oltre sei milioni sono gli sfollati entro i confini della Siria; gli altri sono fuggiti nei Paesi mediorientali limitrofi, come il Libano, la Turchia, la Giordania e l’Iraq. Molti hanno cercato rifugio in Europa, in Canada e negli Stati Uniti, ma di questi soltanto una minima percentuale è stata bene accolta.

Avendo come missione quella di servire i più bisognosi, il Jrs era presente in Siria ancora prima che iniziasse la crisi, lavorando con gli iracheni e gli altri rifugiati che si trovavano nel paese. Nonostante le difficoltà, i gesuiti hanno mantenuto il proprio impegno durante tutti i sei anni di conflitto, e continuano a farsi carico delle necessità più pressanti, battendosi al contempo insieme agli stessi siriani affinché alla popolazione venga riconosciuto il diritto a una vita dignitosa.

A Damasco e a Homs, il Jrs gestisce centri educativi in parallelo con programmi di protezione dell’infanzia e di assistenza psicosociale per bambini e adulti. Ad Aleppo, i gruppi di lavoro del Jrs forniscono assistenza umanitaria ai più vulnerabili, distribuendo confezioni di generi alimentari e altri beni essenziali. Dopo il pesante bombardamento delle strutture mediche di Aleppo, il Jrs ha continuato a prestare servizi sanitari. In Libano, Giordania, Iraq, Turchia e in Europa, il Jrs lavora con centinaia di rifugiati fuggiti dalla Siria, prestando loro assistenza di emergenza, oltre al continuo sostegno educativo e psicosociale.

A dispetto della brutalità di questo conflitto di cui risentono tutti i siriani, il Jrs e i suoi volontari sono stati testimoni di numerose espressioni di speranza. Le persone con cui lavoriamo continuano ad alimentare speranza nel cuore dei siriani, che vivano nel paese o fuori da esso.

Majeda, una donna di Damasco fuggita con la famiglia in cerca di salvezza, non rinuncia al sogno di diventare avvocato. Kassem è un giovane che, pur avendo perso una gamba per l’esplosione di una bomba in Siria, in futuro vuole diventare insegnante di educazione artistica. Storie di resilienza e di speranza, storie per non dimenticare la difficile realtà e permettere ai siriani di realizzare il loro sogno.

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