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central africa

La pace non c’è. Il Magis sì

Repubblica centrafricana

09 Mar 2017

Il Centrafrica non è ancora un Paese in pace, anche se la situazione sta lentamente migliorando.

Nelle ultime settimane, Onu, Unione Europea, Unione Africana e altre organizzazioni internazionali denunciato nuove violenze tra gruppi armati locali. In alcune città nel Nord del Paese e nella parte Est la tensione è alta. A confrontarsi sono i gruppi ribelli che si sono formati dopo lo scioglimento di Seleka, la milizia filoislamica. Per paura degli scontri, la gente che vive in città di sera abbandona le case e va a dormire nella savana.

A Bangui, la capitale, la situazione è invece più tranquilla, anche se non si può dire stabile. I missionari segnalano episodi di violenza che, però, non degenerano in un conflitto aperto come era successo nel 2013, nel 2014 e quasi per tutto il 2015. La visita di Papa Francesco che, alla fine del 2015 ha aperto l’Anno Santo proprio a Bangui, ha aiutato ad aprire un dialogo. Le elezioni del 2016 hanno portato istituzioni legittime, sebbene molto fragili. Grazie a questo nuovo clima, da gennaio ha permesso molti profughi hanno deciso di rientrare nei loro quartieri di origine oppure sono andati ad abitare in altre zone dove hanno trovato un’abitazione.

«Questa gente – ha raccontato ai microfoni di Radio Vaticana padre Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo che opera al Convento di Nostra Signora del Monte Carmelo di Bangui – è scappata dai quartieri d’origine perché rischiava la vita, perché proprio in quei mesi (dicembre 2013 e gennaio 2014 e ancora un po’ fino a marzo) c’erano combattimenti casa per casa, in cui uccidevano la gente, soprattutto i giovani, gli uomini. Da noi hanno trovato rifugio i cristiani. Abbiamo però accolto anche, un po’ di nascosto, alcune famiglie di musulmani per un certo periodo; però poi loro stessi avevano paura e, quando ci sono stati dei convogli che hanno permesso a queste persone di raggiungere il Ciad o il Nord del Paese, si sono trasferiti. Adesso la situazione è migliorata. La speranza di pace, maturata anche con la visita del Papa nel 2015, deve essere ancora viva. Direi che quello che è stato cominciato da Papa Francesco sta continuando grazie all’opera, al coraggio, alla presenza del cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui».

In questo contesto, il Magis continua a lavorare nella Repubblica centrafricana. A Bangui, in collaborazione con il Centre Catholique Universitaire, prosegue il progetto di screening e accompagnamento sociale e spirituale per gli studenti affetti dall’Hiv Aids affinché non siano vittime di esclusione ed emarginazione. A Bangui e a Bambari, la fondazione, insieme a Jrs, Caritas, Comitato di Vita Cristiana di Bangui e Associazione Itakwe (Fratello di tutti – in onore di Flavio Quell’Oller), è impegnata in un articolato progetto per evitare l’abbandono scolastico dei bambini profughi o provenienti da famiglie disagiate garantendo loro una formazione adeguata. In un Paese sconvolto dalla guerra civile, è stato poi attivato, anche in questo caso in collaborazione con il Centre Catholique Universitaire, un percorso di educazione alla pace con spazi e momenti di riflessioni promossi attraverso conferenze, dibattiti e confronti pubblici sulla Pace, sui conflitti e sui principi della non violenza.

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