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scuola in afghanistan

Si riparte dall’educazione

Afghanistan

12 Mag 2017

«Più studio e più comprendo il potere dell’educazione che forma ogni aspetto delle nostre vite. La nuova generazione vuole portare un reale cambiamento nel mondo. E possiamo farlo solo attraverso l’educazione. Specialmente per le donne dei Paesi del Sud del mondo, l’educazione può aiutarci a far sentire la nostra voce e far conoscere le nostre storie. Ci aiuta a conoscerci meglio, controllare il nostro ego e affrontare le sfide della nostra vita, senza essere egocentrici». Saghar Mohammad Reza studia Business Administration nel St. Joseph College of Commerce a Bangalore (India). È una ragazza semplice e sorridente. Ma , a differenza delle sue compagne, ha una storia diversa alle spalle. Lei non è indiana. Viene dall’Afghanistan. Un Paese instabile, scosso da quasi quarant’anni di guerra. L’economia è sul lastrico. La popolazione si è progressivamente impoverita. I ragazzi e, soprattutto, le ragazze non riescono a frequentare la scuola.

In questo contesto, il Jrs (Jesuit Refugee Service), che opera in Afghanistan dal 2005, ha deciso di lanciare un progetto educativo che sostiene i ragazzi che frequentano la educazione secondaria (a Herat e Shadat), promuove la formazione degli insegnanti, organizza corsi di inglese (Kabul, Herat, Bamiyan e nelle Province di Daikundi). A partire dal 2013, il Jrs ha poi avviato a Herat e Bamiyan programmi di formazione a distanza attraverso Internet in collaborazione con le università dei gesuiti negli Stati Uniti. Sempre per offrire una formazione di qualità ai giovani afghani, il Jrs ha stretto accordi con alcuni istituti superiori dell’India. In base a queste intese, un gruppo studenti afghani ha iniziato a seguire corsi intensivi o frequentare corsi regolari degli istituti.

Saghar Mohammad Reza è una di loro. Con lei ci sono altri otto studenti. Che stanno vivendo una esperienza unica e incredibile. «Da due anni studio in India e in questo periodo sono diventato più consapevole di me stesso come individuo – dice Farhad Sharifi che sta frequentando un master in Sociologia, sempre a Bangalore – Ho capito essere consapevoli di sé permette di sradicare sensazioni inconsce, pensieri, modi di pensare condizionati». «L’educazione – aggiunge Saleha Yaqubi, che anch’essa frequenta il master di Sociologia – è una necessità umana che trasforma la natura di una persona e apre i nostri cuori a una nuova consapevolezza del mondo. I giovani afghani non devono arrendersi e confinarsi nel recinto della società tradizionale. Devono scoprire nuovi orizzonti e seguire i loro sogni».

A questo progetto, prende parte anche il Magis. La nostra fondazione si fa carico di fornire il sostegno finanziario a cinque dei nove studenti. Un investimento che certamente avrà ricadute positive sulla società afghana. Anche se è un progetto limitato. Ma c’è speranza nei giovani. «Non potrò cambiare l’Afghanistan e il mondo – osserva Zahra Hussaini -, ma credo che, se riuscirò a diffondere l’educazione nel mio Paese, offrirò un contributo importante allo sviluppo del mio Paese».

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