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Orti e pozzi, le donne in festa

Ciad

16 Mag 2017

Alla fine è stata una grande festa. Di donne, per le donne. Un modo per conoscersi, riconoscersi e condividere le esperienze fatte in questi ultimi mesi. Dimostrare che si può lavorare insieme al di là dei pregiudizi e degli stereotipi. È stato questo il ritrovo riservato alle donne legate al progetto orti e pozzi in Ciad che si è svolta nel giardino di Dongom Dangaleat nel fine settimana.

«Abbiamo organizzato questo incontro – spiega suor Ximena Cabezas Arenas, la religiosa che collabora con i gruppi di donne – per due motivi precisi. Innanzi tutto condividere quanto di buono è stato fatto, in particolare il sistema di irrigazione che si è utilizzato per risparmiare acqua e ridurre lo sforzo fisico. In secondo luogo, dare un riconoscimento al gruppo migliore. Una sana competizione che aiuta ciascun gruppo a crescere».

All’iniziativa hanno partecipato duecento donne. Il venerdì è stato il giorno dell’arrivo e delle prime riunioni tecniche per condividere i risultati e i sistemi di coltivazione e irrigazione adottati (sistemi ideati in un’ottica di sviluppo sostenibile). Ma è stato anche un momento di allegria con canti e balli fino a notte inoltrata. Il sabato sono arrivate le autorità: il vescovo, l’imam, il presidente del cantone, le autorità religiose e tradizionali.

Ancora una volta però è emerso il senso più profondo del progetto: attraverso l’agricoltura, dare autonomia alle donne, aiutarle a lavorare insieme, combattere i pregiudizi. «Siamo 44 donne hadjeray e 19 arabe – hanno commentato alcune donne di Koskache –. Ci hanno sempre detto che non possiamo lavorare insieme. Ma noi siamo andati oltre i pregiudizi e abbiamo iniziato a collaborare nella gestione dell’orto comune. Se una non può recarsi su posto per irrigare, un’altra la sostituisce. Senza distinzione. È un passo in avanti importante perché le donne arabe sono arrivate a Koskache dopo aver lasciato i loro villaggi in cerca di migliori condizioni di vita».

Il progetto degli orti ha rappresentato anche un progresso sul fronte dell’autonomia individuale. «In passato – spiegano alcune donne di Koubo -, dipendevamo completamente dai nostri mariti per l’acquisto di qualsiasi cosa: cibo, vestiti, anche la biancheria intima. Oggi siamo indipendenti. Grazie ai proventi che ci arrivano dalle nostre attività siamo riuscite a migliorare le nostre abitazioni, i nostri ragazzi sono nutriti meglio, possiamo acquistare ciò che vogliamo. Possiamo anche acquistare gli attrezzi indispensabili al lavoro dei nostri mariti…».

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