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miliziani centrafricani

La violenza non ferma il Magis

Repubblica centrafricana

09 Mag 2017

Mancano i fondi. Non c’è sicurezza. Per le Ong è sempre più difficile operare nella Repubblica centrafricana. La denuncia arriva dai media centrafricani che sottolineano le crescenti difficoltà per il Paese. Difficoltà che sono anzitutto economiche. Sebbene la comunità internazionale si sia impegnata a garantire 400 milioni di dollari per interventi umanitari, solo l’11% dei fondi è stato realmente investito in progetti di supporto alla popolazione civile che vive in condizioni difficili stretta nella morsa di una povertà estrema. Le autorità centrafricane hanno sollecitato la comunità internazionale, ma finora non hanno ottenuto alcun risultato.

Intanto anche le condizioni di intervento stanno diventando sempre più difficili. Nel primo trimestre del 2017 si è assistito a una nuova esplosione di violenza. Da marzo 2017, secondo quanto riportano i media centrafricani, nella sola prefettura di Ouham, a Nord del Paese, le Ong che operano localmente sono state oggetto di 16 attacchi. A livello nazionale, dall’inizio dell’anno, si sono registrati 33 incidenti. Ciò pone il Paese tra quelli più ad alto rischio per chi lavora nel settore umanitario.

Proprio a causa di questa violenza ingiustificata, quattro organizzazioni non governative hanno deciso di sospendere temporaneamente le proprie attività nelle zone più pericolose. I loro dipendenti saranno stati spostati nella capitale Bangui e lì rimarranno finché la loro sicurezza sarà nuovamente garantita.

La sospensione temporanea delle attività umanitarie avrà, senza dubbio, un impatto negativo sulla vita delle persone che si affidano a questa assistenza. Allo stesso modo, un ritiro permanente aumenterebbe la vulnerabilità delle persone la cui sopravvivenza dipende esclusivamente dagli aiuti umanitari. «Condanno senza mezzi termini questi atti di violenza – afferma Michel Yao, coordinarore umanitario -. Il ritiro delle organizzazioni umanitarie dal territorio priva la popolazione di un sostegno irrinunciabile. Pensate che la metà dei centrafricani dipende ancora dagli aiuti umanitari. La sospensione degli aiuti mette in pericolo la stabilità sociale, colpendo duramente comunità ancora fragili».

In questo contesto, il Magis ha deciso di non interrompere la sua azione e continua a operare sia a Bangui sia a Bambari. Serve però un sostegno ai progetti. Dona ora.

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