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In Ciad, l’emancipazione cresce negli orti

8 marzo

07 Mar 2017

L’acqua è scarsa. Il terreno è duro. Il sole implacabile. Coltivare un orto nel Sahel è una sfida. Ma di fronte a questa sfida le donne del Guera (Ciad) non si sono arrese.

Hanno tagliato e bruciato le sterpaglie e, una volta ripulito, il terreno è stato diviso in piccoli lotti o particelle. Successivamente è stato necessario irrigare la terra. E, anche in questo caso, l’operazione non si è rivelata semplice. L’acqua è presa dai pozzi con secchi issati con la sola forza delle braccia. La terra è stata poi inumidita con le mani, per poi ararla con pale o rastrelli. Un lavoro lungo e difficile. Ogni giorno le donne, nonostante il caldo torrido, hanno curato i loro giardini. Il raccolto è cibo prezioso, alimenti che arricchiscono una dieta povera.

Ma gli orti sono anche un modo per organizzarsi ed emanciparsi. Le donne si sono infatti riunite in associazioni con un un comitato di gestione. Insieme decidono che cosa piantare, come irrigare, come dividersi i raccolti, come gestire i proventi della vendita degli ortaggi sul mercato. Una forma di organizzazione dal basso che è anche una scuola di democrazia e di partecipazione alle scelte collettive.

I primi risultati del progetto, sostenuto dal Magis e dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sono positivi. Ma è necessario ancora il sostegno esterno.

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